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Terme di Traiano
 
Situate sulla sommità del Colle Oppio, nella terza regione augustea, le terme furono costruite, come ricordano le fonti letterarie antiche, su progetto del più famoso architetto dell'epoca, Apollodoro di Damasco e dedicate da Traiano nel 109 d.C.

Secondo alcune fonti, di età comunque piuttosto tarda, queste terme, insieme con quelle di Tito, sarebbero state costruite da Domiziano, e vengono quindi ricordate come Thermae Domitianae in alcune fonti di età medievale.

Non ci sono comunque prove a favore dell'ipotesi che le terme fossero state iniziate, o almeno progettate, da Domiziano, anche perchè il disegno del complesso sembra potersi ricondurre ad un progetto unitario, e i numerosi bolli laterizi rinvenuti in varie riprese nell'area delle terme confermano una datazione all'età traianea. Dalle fonti sappiamo inoltre che le terme, frequentate anche da donne, erano ancora in uso nel quarto o quinto secolo, quando vennero adornate di statue dal praefectus urbis Felice Campaniano.

E' probabile che l'abbandono delle terme sia stato graduale, comunque inevitabile dopo il taglio degli acquedotti effettuato da Vitige nel 537.

Nel Medioevo il Colle Oppio venne progressivamente abbandonato, mantenendo una posizione marginale rispetto all'abitato, sistemato ad orti e vigne, e conservando quindi in misura notevole e libere da sovrapposizioni le strutture monumentali, delle quali nel tempo si perse l'originaria attribuzione; nel sedicesimo secolo infatti le rovine del Colle Oppio venivano comunemente chiamate "Terme di Tito".

La planimetria del complesso termale si può facilmente ricostruire, sia sulla base dei resti monumentali, isolati e identificati durante i lavori per la creazione del Parco Traiano negli anni Trenta, sia per la somiglianza con le altre grandi terme conservate, sia anche per un frammento della Forma Urbis marmorea che ne rappresenta una parte; l'orientamento su un asse nord-est - sud-ovest, differente da quello nord-sud delle strutture precedenti, sembra condizionato dalla volontà di ricercare la posizione migliore rispetto al sole e ai venti, in modo da garantire al calidario una maggiore e più lunga esposizione al calore solare.

Il complesso si estendeva per quasi un kmq. (m. 330x315) sul versante meridionale del colle, su una terrazza interamente sostruita su altri ambienti; questi erano in parte già presistenti, come il padiglione della Domus Aurea declassata ormai a funzioni di servizio, in parte appositamente costruiti come sotterranei di servizio e di collegamento fra le varie parti delle terme (v. ad es. il grande criptoportico tuttora in parte visibile che correva sotto tutto il lato nordoccidentale del complesso).

Sul piano di calpestio delle terme un largo recinto con esedra racchiudeva un'area verde, al centro della quale era l'edificio termale vero e proprio, caratterizzato da ambienti disposti specularmente ai lati di un asse centrale.

L'ingresso principale era a nord-est con un grande propileo che si affacciava su una strada (recentemente identificata con il Vicus Sabuci), che si andava poi a ricongiungere con il Clivus Suburanus, ed il cui percorso è stato in parte ripreso dall'attuale via delle Sette Sale.

Da questo ingresso si accedeva alla natatio, cui faceva seguito sullo stesso asse la grande basilica centrale e poi il tepidarium ed il calidarium; ai lati di questo asse erano, con pianta speculare, gli spogliatoi e le palestre. Negli ambienti del recinto esterno erano invece collocate due biblioteche, probabilmente nelle esedre simmetriche degli angoli est ed ovest.

Restano ancora oggi visibili, soprattutto nell'ambito del Parco del Colle Oppio ma senza alcun reale collegamento tra loro, vari resti colossali del complesso termale: del recinto esterno si conservano le esedre di NE, di SO e parte di quella di SE, oltre al grandioso emiciclo centrale del lato SO che è tuttora perfettamente conservato nel livello inferiore. Resti dell'esedra NO si conservano nelle cantine dei fabbricati di via in Selci 79b. Del corpo centrale rimangono alcune strutture all'interno del parco: l'esedra della palestra orientale, l'abside di un'aula del lato Sud e parte delle murature della basilica riutilizzate in un casino di caccia dei Brancaccio (casina ex ONMI).

L'approvvigionamento idrico di questo complesso doveva essere assicurato da un ramo di acquedotto, forse qui appositamente deviato e denominato aqua traiana, nome ricordato da fistule plumbee rinvenute nel complesso (AE, 1940, n.40), ma difficilmente riconducibile ad uno degli acquedotti conosciuti.

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I Municipio
Rione I - Monti
Regio III - Isis et Serapis
Colle Oppio
06/4873262
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