Su un verticolo tra via Latina e la via Appia, in prossimità di quest'ultima sorge il sepolcro degli Scipioni ricordato dagli autori antichi "fuori di Porta Capena, a meno di un miglio dalla città". La scoperta della tomba avvenne nel 1780 dai proprietari del terreno, i fratelli Sassi che, nell'affannosa ricerca di oggetti preziosi e di iscrizioni manomisero l'interno del monumento.
Alla Sovraintendenza del Comune di Roma si deve, nel 1926, il consolidamento e il restauro del monumento insieme alla sistemazione delle copie delle iscrizioni funerarie in connessione, per quanto fu possibile, con i sarcofagi dai quali erano stati asportati gli originali.
Il sepolcro, ricavato in un banco naturale di cappellaccio, appartiene alla famiglia dei Corneli Scipioni, una delle più antiche e celebri famiglie patrizie dell'antica Roma.
Fu costruito ai primi decenni del III sec. a.C. e ne fu fondatore Lucio Cornelio Scipione Barbato console nel 298 a.C., il cui sarcofago (l'originale si trova ai Musei Vaticani insieme alle altre iscrizioni funerarie rinvenute), per sottolineare l'importanza del capostipite della famiglia, si trova in posizione dominante in fondo al corridoio centrale di fronte all'ingresso.
Il sepolcro si presenta con una pianta di forma pressochè quadrata con le volte sorrette da quattro grandi pilastri risparmiati nel tufo che la dividono in quattro gallerie che costituiscono i lati e altre due che si incrociano perpendicolarmente al centro.
Attorno alle pareti o incassate in esse, furono sistemati i sarcofagi degli Scipioni vissuti tra l'inizio del III e la metà del II sec. a.C. (escludendo gli Scipioni Nasica che non sono ricordati nelle iscrizioni e Scipione l'Africano che fu sepolto nella villa di Literno).
Tra il 150 e il 130 a.C., il sepolcro divenuto con il tempo insufficente, fu ampliato con l'apertura di una nuova galleria sul lato verso l'Appia, orientata diversamente e forse in origine non comunicante con l'ipogeo principale.
Allo stesso periodo e probabilmente ad opera di Scipione Emiliano risale la costruzione della facciata monumentale costituita da un alto podio su cui si aprivano tre ingressi simmetrici di cui rimane quello in conci di tufo dell'Aniene del nuovo ipogeo.
Al di sopra del podio, che reca tracce di affreschi con rappresentazioni di scene storiche, un ordine di semicolonne di tufo doveva inquadrare probabilmente le statue dei più celebri Scipioni: l'Africano, l'Asiatico e il grande poeta Ennio, i cui ritratti, come dice Livio, ornavano il sepolcro.
Con l'estinsione della stirpe degli Scipioni, avvenuta agli inizi dell'impero, la tomba venne in eredità alla famiglia dei Corneli Lentuli che, desiderosi forse di ricollegarsi alla tradizione dell'importante famiglia repubblicana, la riutilizzarono con sepolture ad incinerazione.
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I Municipio
Rione XIX - Celio
Regio I - Porta Capea
Via di Porta San Sebastiano
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