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La Sovraintendenza comunale Beni culturali
 
Il Comune di Roma ha una struttura dei Beni Culturali che, per la specificità della sua storia, non ha eguali in nessun altra città italiana. Tale struttura è nata nel momento in cui Roma, divenuta capitale d’Italia, è stata interessata da un massiccio intervento edilizio che ha mutato l’immagine di interi quartieri cittadini. L’organismo delle Soprintendenze di Stato non era stato ancora codificato nelle maglie di una legge nazionale; quindi il Comune di Roma, con la sua Commissione Archeologica, cercò, nel miglior modo possibile, di documentare quanto veniva alla luce – e, nella maggior parte dei casi, distrutto -, e di raccogliere i reperti di scavo. Entrarono così nei Musei Capitolini quelle meravigliose sculture che ne costituiscono tuttora il vanto: la Venere Esquilina, il Commodo come l’Ercole, i Tritoni e molto altro ancora.

Poi, l’età fascista produsse un altro evento singolare. Mi riferisco all’impostazione politica e amministrativa del Governatorato, i cui poteri erano di gran lunga superiori a quelli del Comune, e che concentrò su di sé una grossa parte delle competenze fino allora delegate allo Stato. Anche con il mutamento intervenuto dopo la guerra, e con il ritorno a schemi istituzionali meno innovativi ed equiparati a quelli degli altri comuni italiani, è prevalso il principio secondo il quale l’Amministrazione comunale, quale ente proprietario di un enorme patrimonio artistico e monumentale, ne fosse anche il suo corretto gestore. E sebbene le leggi sui beni culturali abbiano continuamente ribadito, fino ad epoche recenti, lo schema centralistico e nazionale di tutela, è effettivamente vero che il Comune di Roma, con la sua struttura peculiare, allora chiamata X Ripartizione, ha saputo controllare e gestire quasi da sola, e nel modo migliore, le sue straordinarie proprietà archeologiche e monumentali. Di fatto, la Sovraintendenza comunale ha in un certo senso anticipato i modi di conduzione che, fatte opportune verifiche e le necessarie modifiche, in base alla legge Bassanini potrebbero essere recepiti da buona parte degli enti locali italiani. La legge Bassanini, infatti, proponendo l’affidamento della gestione del patrimonio culturale alle regioni, alle province ed agli Enti Locali, prefigura per tutta l’Italia una situazione analoga a quella del Comune di Roma.

Evidentemente Roma, in confronto ad altre città italiane, si troverà in una posizione agevolata, perché vanta già una sua struttura consolidatasi nel tempo. Negli ultimi anni, nell’ambito della nuova impostazione del Comune per uffici dipartimentali, la Sovraintendenza Comunale in virtù della specificità dei suoi compiti e dell’esatta comprensione del valore politico di determinare scelte culturali tese alla salvaguardia ed alla promozione del patrimonio artistico, è stata giustamente riconosciuta un sua autonomia.

Eugenio La Rocca


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