Il Vecchio proiettore all'ingresso del
museo
|
Il vecchio strumento
di proiezione Zeiss II esposto nell’ingresso
del Nuovo Planetario di Roma
E’ un proiettore ottico, della ditta
Zeiss di Jena modello II.
Ha un’altezza di 2 metri e la larghezza di circa 1,2
metri. E’ composto da due sfere unite da una intelaiatura
di forma cilindrica. Le sfere sono traforate e dispongono
di circa 5000 fori stetoscopici, che rappresentano
altrettante stelle, incluse la Via Lattea e alcune nebulose,
mentre circa 150 stelle più brillanti usufruiscono
di lenti singole.
Tra i due predetti emisferi di proiezione, vari proiettori
rappresentano l’equatore, l’eclittica e le 12
costellazioni zodiacali. L’insieme dei due emisferi
è mosso da un sistema a tre assi, che consente di
creare, tra l’altro, un movimento di rotazione attorno
ad un asse calcolato convenzionale, per la simulazione dei
moti di precessione terrestre oppure la visuale da un determinato
satellite o da un altro pianeta.
Attorno agli emisferi, si trova una struttura a forma d’arco
di cerchio, sulla quale sono disposti otto sistemi di proiettori
individuali per il Sole, la Luna e 6 pianeti. Ogni singolo
proiettore è munito di due sistemi ottici, che consentono
di mostrare sia un punto luminoso, il pianeta visto ad occhio
nudo, sia un’immagine ingrandita come se fosse osservata
con un telescopio. L’ottavo proiettore dispone di
un’immagine della Terra e di un piccolo segnalatore,
destinato a mostrare più precisamente questa o quell’entità
celeste o anche a realizzare tracciati come cerchi, ellissi,
anelli, moti retrogradi dei pianeti, linee di contorno delle
costellazioni etc.
Lo strumento, originale in ogni sua parte, fu donato dalla
Germania all’Italia dopo la fine della Prima Guerra
Mondiale a parziale riparazione dei danni di guerra e fu
installato presso la Sala della Minerva nelle terme di Diocleziano
e inaugurato il 28 ottobre del 1928 alla presenza di Mussolini
.
Nel 1980, la Soprintendenza statale ritenne opportuno restaurare
la sala della Minerva destinandola a sala espositiva e così
dopo una storia travagliata il Planetario fu smontato, messo
in casse, consegnato all’Università La Sapienza
e depositato presso l’Osservatorio di Monteporzio.
Nel 2000 l’Università La Sapienza, mediante
un comodato d’uso, ha consegnato le casse contenenti
l’antico strumento al Comune di Roma, che lo ha fatto
rimontare in modo tale che la cittadinanza lo possa ammirare
nell’ingresso del nuovo Planetario.
Di tutti i modelli Zeiss II che erano stati installati nei
Planetari di tutto il mondo questo di Roma è l’unico
superstite. |