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Solo
poco tempo fa non era che uno tra i tanti pianetini che
ruotano intorno al Sole, tra le orbite di Marte e Giove.
Ma per Roma questo asteroide è appena diventato davvero
speciale: l’International Astronomical
Union, che rappresenta gli studiosi del cielo
di tutto il mondo, lo ha infatti denominato “Romaplanetario”,
accogliendo la proposta del suo scopritore, Gianluca Masi.
Un “battesimo” astronomico per il Planetario
di Roma, tornato nella Città Eterna per aprire una
finestra sull’Universo, dopo oltre 20 anni di sentita
assenza. Un riconoscimento che difficilmente poteva essere
più adatto e che lega definitivamente il nome di
Roma a quel cielo di cui finalmente si torna a parlare.
La storia di “Romaplanetario” inizia in una
notte di agosto del 1999 quando Masi, a caccia di asteroidi
dall’Osservatorio Astronomico “Bellatrix”
di Ceccano, individua un oggetto dal curioso movimento nella
costellazione dei Pesci. Il corpo celeste, che risulta sconosciuto,
si sposta tra le stelle in direzione opposta a quella che
avrebbe mostrato un asteroide ordinario. Un segno distintivo,
che pare segnalarlo come appartenente alla famosa e potenzialmente
pericolosa famiglia dei “near-Earth Objects”
(letteralmente “oggetti vicini alla Terra”):
proprio per questo, su esplicita richiesta del Minor Planet
Center, viene monitorato con attenzione da numerosi osservatori
sparsi sul globo. In pochi giorni si conclude che non si
tratta di un corpo minaccioso per la Terra, piuttosto di
un asteroide caratterizzato da un’orbita marcatamente
ellittica.
Negli anni successivi questo nuovo, piccolo mondo non viene
certo abbandonato a se stesso: riosservato regolarmente,
completa pazientemente l’itinerario obbligatorio per
vedersi riconosciuto un numero di catalogo definitivo e,
cosa più importante, un nome proprio. Come vuole
ancor oggi la tradizione, è lo scopritore ad avanzare
una motivata proposta di “battesimo”, una volta
che l’orbita sia stata calcolata con precisione. E’
a questo punto che Masi ha voluto celebrare la riapertura
al pubblico del Planetario di Roma, trovando pieno consenso
presso la specifica Commissione dell’International
Astronomical Union.
“Romaplanetario”, con una superficie di circa
50 chilometri quadrati, ha un diametro stimato tra i 2 e
i 4 chilometri ed orbita ad una distanza media dal Sole
di oltre 390 milioni di chilometri (2,6 volte la distanza
Terra-Sole), mentre il suo “anno”, cioè
il tempo necessario per completare una rivoluzione intorno
alla nostra stella, dura 4,2 anni terrestri.
Una scoperta ed un riconoscimento che meritano di essere
condivisi proprio in occasione del secondo compleanno del
Planetario di Roma, che continua a raccogliere uno straordinario
consenso di pubblico. Durante i festeggiamenti sarà
possibile incontrare (66458)-“Romaplanetario”
- questa la sua sigla completa - all’interno del Museo
Astronomico, la cornice più adatta per questo rendez-vous
celeste: verrà presentato un modello di “Romaplanetario”
sul quale avranno opportunamente trovato posto i luoghi
ed i monumenti celebri della Città.
Buon compleanno, dunque, al Planetario di Roma: l’augurio
è che il suo luminoso successo continui, ancor più
adesso che lassù brilla la sua buona “stella”.
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(66458) – "Romaplanetario".
In questa immagine, ottenuta da Gianluca Masi il 23
agosto 1999, l'asteroide è indicato da due tratti
bianchi, tra le stelle dei Pesci. Nel campo si notano
anche due deboli galassie. |
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(66458) – "Romaplanetario".
L'asteroide orbita intorno al Sole nella regione compresa
tra Marte e Giove, su un “percorso” vistosamente
eccentrico. |
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(66458) – "Romaplanetario".
Visione artistica dell'asteroide, su cui compaiono i
monumenti simbolo della città. |
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