EDUCAZIONE ALLA CONOSCENZA INTUITIVA, EMOTIVA E SISTEMICA ATTRAVERSO LA TEORIA E LA PRATICA FOTOGRAFICA    
   
Alice Benessia
Facoltà di Filosofia, Columbia University, New York
   
   

Introduzione
“I’m not much interested in ethics or morals. I’m interested in how we experience the world….Ethics follows from how we experience the world. If you can articulate your experience, then it can be a philosophy or a religion.” Arne Naess, Ecology, Community and Lifestyle
“The system begins with the immediate…” Kierkegaard, Concluding Unscientific Postscript


In questo workshop vorrei esplorare con voi alcune delle potenzialità poetiche ed espressive del mezzo fotografico. Il mio scopo è quello di sollevare alcune questioni interessanti su come percepiamo la realtà che ci circonda e su come siamo abituati a descriverla, oltre a quello di avvicinarvi ad una forma d’arte oggi ancora poco (ri)conosciuta a dispetto, o forse proprio in virtù, dell’enorme diffusione ed utilizzo delle macchine fotografiche. In particolare, nel nostro breve percorso solleveremo dei dubbi sulle dicotomie fatti/valori, ragione/emozione, pensiero analitico/ intuizione, rappresentazione/astrazione. Queste dicotomie fondano una visione riduzionistica e frammentata della realtà che poco si addice a confrontarci positivamente e in modo sostenibile con la complessità che ci circonda.


La fotografia come archivio
Siamo abituati a pensare che la fotografia sia un mezzo per riprodurre oggettivamente la realtà. In quest’ottica, fotografare equivale a registrare senza alterazioni la luce riflessa dagli oggetti mediante un apparecchio basato su principi meccanici e chimici (oggi elettronici, ma poco importa). In effetti, nei primi anni del suo utilizzo (ma anche in seguito) la fotografia era utilizzata per provare l’esistenza di eventi, luoghi o monumenti (le spedizioni geografiche, ad esempio le prime foto delle piramidi o delle tribù amazzoniche, o in tempi più recenti, le contestate immagini dell’uomo sulla Luna). A pochi anni dalla sua nascita, si diceva che la fotografia avesse finalmente liberato la pittura dalla sua funzione di documentazione lasciandole così spazio per l’astrazione e per l’espressione pura. In questo senso, il mezzo fotografico ben si accompagna alla scienza classica ed è spesso parte integrante del metodo sperimentale (dalla camera a bolle, alle immagini dei reperti biologici…). Un modo di sintetizzare questo modo di intendere la fotografia è che essa documenta dei fatti ovvero assegna loro un valore di verità, in definitiva esprime delle verità fattuali.


Una passeggiata in un giorno di sole
Ad una più attenta analisi, ci rendiamo conto che questa visione della fotografia è alquanto riduttiva.
Lo strumento è sì meccanico, ma è chi lo utilizza a scegliere il dove, il quando, il come e il perché inquadrare un determinato fenomeno.
In quest’ottica non è esplicitamente considerato l’osservatore (qui si evocano questioni fondanti dell’oggettività della scienza) ed è proprio nella tensione tra il modo in cui funziona la macchina ed il modo in cui l’osservatore la utilizza che emerge il valore poetico del mezzo.

Un esempio:
Cammino per strada in città in una bella giornata di sole, mi guardo intorno, e un passante attrae la mia attenzione dall’altra parte del marciapiede. Lo inquadro immediatamente e scatto una foto. La macchina registra otto persone, due cani, un chiosco, una porzione di asfalto e molte altre cose. Nel suo vagare, il mio sguardo ha percepito una figura in qualche modo interessante. La macchina, che non conosce i percorsi del mio sguardo, i movimenti del mio corpo, i miei moti interiori ovvero i miei pensieri e le mie emozioni, ha registrato un frammento di realtà nel suo insieme: sul negativo non esistono gerarchie semantiche, ma solo relazioni tra tonalità di grigio o di colore. Questa è la tensione poetica propria del mezzo fotografico. La tentazione più immediata è quella di risolvere questa tensione razionalmente, controllando il più possibile gli elementi in gioco; spesso però non vi è materialmente il tempo o il modo per farlo, oppure il ragionamento finisce per soffocare l’emozione del momento.

Tornando alla bella giornata di sole, potrei attraversare la strada e avvicinarmi per isolare il soggetto, ma troverei il passante in una posizione diversa e forse consapevole della mia presenza, dunque cambierebbero radicalmente le condizioni in cui fotografo; oppure potrei utilizzare uno zoom, una lente che mi avvicina virtualmente al soggetto, ma perderei l’atmosfera del momento. Il passante in questione è sì interessante, ma a ben guardare, lo è anche in quanto cammina sul marciapiede davanti a me in una giornata di sole, sotto dei bei portici, circondato da altri eventi.

Per quanto il mio sguardo si sia fissato per un attimo su un dettaglio, quel dettaglio è sempre immerso in un contesto in continuo rapido movimento ed è in realtà l’insieme dettaglio-ambiente a risvegliare il mio interesse, ad emozionarmi. In altre parole, non c’è il tempo di ‘risolvere’ l’immagine razionalmente, e non è di fatto la soluzione ‘a tavolino’ di un problema ciò che mi spinge a fotografare. In effetti, la relazione tra la figura in questione e quella delle altre sette persone, i due cani, le linee del marciapiede, le curve dei portici, la luce sul chiosco, si rivela particolarmente armonica, inusuale e in qualche modo emozionante; è stata una combinazione di intuito e coordinazione mente - corpo (e fortuna) a far sì che io potessi cogliere e fissare sul negativo quella particolare armonia.

Questo piccolo esempio descrive a grandi linee l’utilizzo poetico del mezzo fotografico sul quale si fonda il mio lavoro. Questo approccio appartiene ad una lunga tradizione artistica ed è caratterizzato dalle seguenti proprietà:
1. Con la fotografia si rivaluta il valore cognitivo delle emozioni; in particolare, la fotografia non rappresenta delle verità fattuali, ma esprime delle verità emotive.
2. La pratica fotografica e la fruizione delle immagini si basano su intuizioni e non su ragionamenti analitici.
3. La fotografia è uno strumento sistemico: in particolare non descrive oggetti, ma relazioni tra oggetti.
4. Nelle immagini fotografiche descrizione e astrazione convivono in armonica tensione.

Cenni bibliografici
Saggi
John Berger, Ways of seeing, British Broadcasting Corporation and Penguin Books, 1977
John Berger, The shape of a pocket, Vintage Books, New York 2001
Edgar Morin. I sette saperi necessari all’educazione del fututro, Raffaello Cortina Editore, 2001
Arne Naess, Life’s Philosophy- Reason and Feeling in a Deeper World, The University of Georgia Press, London 2002
Philip Perkis, Teaching Photography, OB Press, Rochester NY, 2001
Elaine Scarry, Sulla Bellezza e sull’Essere Giusti, Il Saggiatore, 2001

Libri Fotografici
Henry Cartier Bresson, L’amérique furtivement, Seuil 1991
Roy de Carava, The Sound I saw, Phaidon 2001
William Eggleston The Democratic Forest, Doubleday, 1989
Walker Evans, James Agee, Let us now praise famous men, Houghton Muffin Company, Boston 1988
Robert Frank, Black, White and Things, Scalo, 1994
Helen Gee, Photography of the Fifties- An American Perspective, Center for Creative Photography, University of Arizona, 1983
Mario Giacomelli, Phaidon Press, 2001
Dorothea Lange, The Photographs of Dorothea Lange, Hallmark Cards, Inc 1995
August Sander, Aperture Master of Photography, Aperture 1997
Gary Winogrand, Figments from the real world, The Museum of Modern Art, 1988