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Introduzione
“I’m not much interested in ethics
or morals. I’m interested in how we experience
the world….Ethics follows from how we experience
the world. If you can articulate your experience,
then it can be a philosophy or a religion.”
Arne Naess, Ecology, Community and Lifestyle
“The system begins with the immediate…”
Kierkegaard, Concluding Unscientific Postscript
In
questo workshop vorrei esplorare con voi alcune delle
potenzialità poetiche ed espressive del mezzo
fotografico. Il mio scopo è quello di sollevare
alcune questioni interessanti su come percepiamo la
realtà che ci circonda e su come siamo abituati
a descriverla, oltre a quello di avvicinarvi ad una
forma d’arte oggi ancora poco (ri)conosciuta
a dispetto, o forse proprio in virtù, dell’enorme
diffusione ed utilizzo delle macchine fotografiche.
In particolare, nel nostro breve percorso solleveremo
dei dubbi sulle dicotomie fatti/valori, ragione/emozione,
pensiero analitico/ intuizione, rappresentazione/astrazione.
Queste dicotomie fondano una visione riduzionistica
e frammentata della realtà che poco si addice
a confrontarci positivamente e in modo sostenibile
con la complessità che ci circonda.
La fotografia come archivio
Siamo abituati a pensare che la fotografia sia un
mezzo per riprodurre oggettivamente la realtà.
In quest’ottica, fotografare equivale a registrare
senza alterazioni la luce riflessa dagli oggetti mediante
un apparecchio basato su principi meccanici e chimici
(oggi elettronici, ma poco importa). In effetti, nei
primi anni del suo utilizzo (ma anche in seguito)
la fotografia era utilizzata per provare l’esistenza
di eventi, luoghi o monumenti (le spedizioni geografiche,
ad esempio le prime foto delle piramidi o delle tribù
amazzoniche, o in tempi più recenti, le contestate
immagini dell’uomo sulla Luna). A pochi anni
dalla sua nascita, si diceva che la fotografia avesse
finalmente liberato la pittura dalla sua funzione
di documentazione lasciandole così spazio per
l’astrazione e per l’espressione pura.
In questo senso, il mezzo fotografico ben si accompagna
alla scienza classica ed è spesso parte integrante
del metodo sperimentale (dalla camera a bolle, alle
immagini dei reperti biologici…). Un modo di
sintetizzare questo modo di intendere la fotografia
è che essa documenta dei fatti ovvero assegna
loro un valore di verità, in definitiva esprime
delle verità fattuali.
Una passeggiata in un giorno di sole
Ad una più attenta analisi, ci rendiamo conto
che questa visione della fotografia è alquanto
riduttiva.
Lo strumento è sì meccanico, ma è
chi lo utilizza a scegliere il dove, il quando, il
come e il perché inquadrare un determinato
fenomeno.
In quest’ottica non è esplicitamente
considerato l’osservatore (qui si evocano questioni
fondanti dell’oggettività della scienza)
ed è proprio nella tensione tra il modo in
cui funziona la macchina ed il modo in cui l’osservatore
la utilizza che emerge il valore poetico del mezzo.
Un esempio:
Cammino per strada in città in una
bella giornata di sole, mi guardo intorno, e un passante
attrae la mia attenzione dall’altra parte del
marciapiede. Lo inquadro immediatamente e scatto una
foto. La macchina registra otto persone, due cani,
un chiosco, una porzione di asfalto e molte altre
cose. Nel suo vagare, il mio sguardo ha percepito
una figura in qualche modo interessante. La macchina,
che non conosce i percorsi del mio sguardo, i movimenti
del mio corpo, i miei moti interiori ovvero i miei
pensieri e le mie emozioni, ha registrato un frammento
di realtà nel suo insieme: sul negativo non
esistono gerarchie semantiche, ma solo relazioni tra
tonalità di grigio o di colore. Questa è
la tensione poetica propria del mezzo fotografico.
La tentazione più immediata è quella
di risolvere questa tensione razionalmente, controllando
il più possibile gli elementi in gioco; spesso
però non vi è materialmente il tempo
o il modo per farlo, oppure il ragionamento finisce
per soffocare l’emozione del momento.
Tornando alla bella giornata di sole,
potrei attraversare la strada e avvicinarmi per isolare
il soggetto, ma troverei il passante in una posizione
diversa e forse consapevole della mia presenza, dunque
cambierebbero radicalmente le condizioni in cui fotografo;
oppure potrei utilizzare uno zoom, una lente che mi
avvicina virtualmente al soggetto, ma perderei l’atmosfera
del momento. Il passante in questione è sì
interessante, ma a ben guardare, lo è anche
in quanto cammina sul marciapiede davanti a me in
una giornata di sole, sotto dei bei portici, circondato
da altri eventi.
Per quanto il mio sguardo si sia fissato
per un attimo su un dettaglio, quel dettaglio è
sempre immerso in un contesto in continuo rapido movimento
ed è in realtà l’insieme dettaglio-ambiente
a risvegliare il mio interesse, ad emozionarmi. In
altre parole, non c’è il tempo di ‘risolvere’
l’immagine razionalmente, e non è di
fatto la soluzione ‘a tavolino’ di un
problema ciò che mi spinge a fotografare. In
effetti, la relazione tra la figura in questione e
quella delle altre sette persone, i due cani, le linee
del marciapiede, le curve dei portici, la luce sul
chiosco, si rivela particolarmente armonica, inusuale
e in qualche modo emozionante; è stata una
combinazione di intuito e coordinazione mente - corpo
(e fortuna) a far sì che io potessi cogliere
e fissare sul negativo quella particolare armonia.
Questo
piccolo esempio descrive a grandi linee l’utilizzo
poetico del mezzo fotografico sul quale si fonda il
mio lavoro. Questo approccio appartiene ad una lunga
tradizione artistica ed è caratterizzato dalle
seguenti proprietà:
1. Con la fotografia si rivaluta
il valore cognitivo delle emozioni; in particolare,
la fotografia non rappresenta delle verità
fattuali, ma esprime delle verità emotive.
2. La pratica fotografica e la fruizione
delle immagini si basano su intuizioni e non su ragionamenti
analitici.
3. La fotografia è uno strumento
sistemico: in particolare non descrive oggetti, ma
relazioni tra oggetti.
4. Nelle immagini fotografiche descrizione
e astrazione convivono in armonica tensione.
Cenni
bibliografici
Saggi
John Berger, Ways of seeing, British Broadcasting
Corporation and Penguin Books, 1977
John Berger, The shape of a pocket, Vintage Books,
New York 2001
Edgar Morin. I sette saperi necessari all’educazione
del fututro, Raffaello Cortina Editore, 2001
Arne Naess, Life’s Philosophy- Reason and Feeling
in a Deeper World, The University of Georgia Press,
London 2002
Philip Perkis, Teaching Photography, OB Press, Rochester
NY, 2001
Elaine Scarry, Sulla Bellezza e sull’Essere
Giusti, Il Saggiatore, 2001
Libri
Fotografici
Henry Cartier Bresson, L’amérique furtivement,
Seuil 1991
Roy de Carava, The Sound I saw, Phaidon 2001
William Eggleston The Democratic Forest, Doubleday,
1989
Walker Evans, James Agee, Let us now praise famous
men, Houghton Muffin Company, Boston 1988
Robert Frank, Black, White and Things, Scalo, 1994
Helen Gee, Photography of the Fifties- An American
Perspective, Center for Creative Photography, University
of Arizona, 1983
Mario Giacomelli, Phaidon Press, 2001
Dorothea Lange, The Photographs of Dorothea Lange,
Hallmark Cards, Inc 1995
August Sander, Aperture Master of Photography, Aperture
1997
Gary Winogrand, Figments from the real world, The
Museum of Modern Art, 1988
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