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Gaetano Cottafavi (sec. XIX) 
Carrettiere a vino
incisione acquerellata, cm 29x18,8
Inv. MR 1228 



Tra i più rappresentati nelle incisioni del XIX secolo, quello del carrettiere a vino era un mestiere, praticato a Roma soprattutto in Trastevere, alla Regola e ai Monti, che si tramandava di padre in figlio. 
"Un mestiere da dover stare in cervello", come annotò Massimo D'Azeglio, che ebbe occasione di osservarne parecchi sia a Roma che a Marino e a Genzano. 
I carrettieri erano infatti esposti a tutti i pericoli del viaggio, dalle intemperie alle aggressioni, ed erano pronti ad affrontarli. Avevano uno spiccato senso di sé, del proprio lavoro e delle proprie tradizioni.                    
Per  trasportare il vino a Roma dai Castelli e dalle altre zone di produzione, i carrettieri viaggiavano spesso di notte, talora dormicchiando appoggiati alla forcina, il volpino a fare la guardia, il cavallo che, sulla strada conosciuta, andava quasi da solo. Una lanterna appesa sotto il carro bastava allora per l'intera carovana, che procedeva lenta, perché il vino non si guastasse.
E ogni anno alla festa di S. Antonio portavano tutti a far benedire cavalli e muli, bardati e infiocchettati, sul piazzale di S. Maria maggiore. 
Dell'abbigliamento ottocentesco del carrettiere a vino facevano invariabilmente parte una lunga fascia più volte annodata in vita con le estremità pendenti su un lato, un fazzoletto colorato annodato al collo, scarpe con fibia e  cappello a cono.
Nell'incisione del Cottafavi, attivo in Roma intorno alla metà dell' Ottocento, il carrettiere è rappresentato con in mano la copella.  Il vino in essa  contenuto, mescolato alla semola nell'acqua del bagno, serviva anche a "battezzare" i figli dei carrettieri, ad iniziarli al mestiere del padre.  

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