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Ignoto (sec. XIX) 
Acquedotto dell'acqua Vergine, Roma post 1823, 
olio su tela, cm 36x46
Inv. Dep. 88FN. 22711, MR1891 

 

Nella Roma dell’Ottocento i lavatoi -  luoghi pubblici attrezzati per la lavatura dei panni - si configuravano come spazi utilizzati prevalentemente dalle donne (lavannare o bucataie), ma anche dagli uomini (lavandieri o bucatai) che per mestiere lavavano i panni per tutti. 
Per pulire e sbiancare il bucato veniva utilizzata la lisciva, che era fabbricata in casa, utilizzando acqua bollente e cenere di legna (ranno).
La lisciva, così come il sapone – realizzato utilizzando i grassi alimentari residui -, era uno dei pochi generi la cui produzione, fin dai primi anni del ‘700, era libera da restrizioni e dunque chiunque poteva provvedere autonomamente al proprio fabbisogno.
Gli strumenti del mestiere erano il sapone solido a pezzi, la cenere di legna, la tavola da lavare, il colatoio (vaso di terracotta, forato in basso), il mastello, il telo di canapa (ceneraccio), la brocca (broccuccia), la conca, la caldaia, il fornello, il mestolo di metallo (cazza), il bastone di legno biforcuto.
Le popolane raffigurate nel dipinto, abbigliate con il caratteristico costume regionale con il copricapo a tovaglia, si recavano al lavatoio portando in equilibrio sul capo il fagotto con i panni da lavare, dimostrando una notevole abilità nell'incedere con il voluminoso peso sulla testa. 
In passato nelle comunità agro-pastorali del Lazio la tecnica, esclusivamente femminile, del portar pesi sulla testa (cariare) era largamente praticata e ancora oggi  sopravvive tra alcune donne, sopra i sessanta anni di età, che abitano nelle comunità montane del basso Lazio.  Il dipinto è ambientato nel complesso monumentale di via del Nazareno dove le acque condotte dall'Acquedotto Vergine affioravano in superficie. L'acquedotto è l'unico, tra i più antichi, rimasto quasi inalterato attraverso i secoli. In funzione fin dai tempi di Augusto, ancora oggi fornisce acqua alle fontane di piazza Navona e a quella di piazza di Spagna.


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