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Pinacoteca Capitolina

Storia della collezione

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Le collezioni dei Musei Capitolini si possono annoverare tra le più antiche raccolte pubbliche del mondo. La collezione archeologica, infatti, risale al 1471 grazie alla donazione di Sisto IV "al popolo di Roma" dei bronzi lateranesi, tra cui la Lupa, lo Spinario, la testa colossale di Costantino
Con questo dono il papa fece del Campidoglio il cuore della memoria storica del popolo romano, un concetto simbolico confermato dalle successive acquisizioni della prima metà del XVI secolo, come il trasferimento nel 1538 sulla piazza capitolina della statua equestre di Marco Aurelio, originale romano del II secolo d.C. (la realizzazione del basamento fu geniale creazione di Michelangelo insieme al progetto della piazza del Campidoglio); il dono della grande statua in marmo di Atena nel 1541 e dei Fasti Consolari (lapidi di marmo con i nomi dei magistrati romani), ritrovati nel 1546 nel Foro Romano. Nel 1653 le sculture antiche vennero spostate nel Palazzo Nuovo appena terminato.
«(...) Infine, nel 1749 veniva fondata la Pinacoteca Capitolina. La storia della sua formazione rappresenta uno degli esempi più significativi e celebri del mecenatismo del governo pontificio del XVIII secolo. La Pinacoteca può, infatti, considerarsi il risultato della intelligente politica culturale di papa Benedetto XIV, volta alla difesa del patrimonio artistico romano che trovò nel cardinale Silvio Valenti Gonzaga, celebre collezionista, un abile interprete. Essi, nel costituire in Campidoglio una pubblica galleria di dipinti allo scopo di "ammaestramento della Gioventù inclinato allo studio delle Arti Liberali", seppero fondere le ragioni della tutela, evitando la completa dispersione di due prestigiose collezioni, con il proposito di facilitare la conoscenza e lo studio della produzione artistica del passato, anche recente, da parte dei giovani che frequentavano l'Accademia del Nudo in quegli anni situata in Campidoglio.
Il cardinale Valenti Gonzaga sfruttò abilmente la possibilità di acquisire in gran parte due fra le più significative collezioni romane di proprietà dei marchesi Sacchetti e dei principi Pio. I Sacchetti, per far fronte ai creditori, si trovarono nella necessità di vendere una parte della loro notevole raccolta di dipinti. Le trattative di vendita furono portate avanti dal Valenti Gonzaga e il 3 gennaio 1748 i dipinti scelti per un valore di 25.000 scudi pervennero finalmente al Campidoglio. Si evitò in tal modo la dispersione sul mercato antiquario di capolavori quali, ad esempio, le opere giovanili di Pietro da Cortona e alcuni dipinti da cavalletto dell'ultimo suggestivo periodo del grande artista bolognese Guido Reni.
La ferma volontà di impedire che un cospicuo numero di quadri lasciasse Roma, spinse il pontefice, a fronte della richiesta di esportazione in Spagna da parte del principe Giberto Pio di Savoia, a concedere l'autorizzazione a condizioni di poter esercitare un diritto di scelta su parte della collezione. La trattativa durò circa due anni e, finalmente, in cambio della possibilità di vendere liberamente il resto della raccolta, il principe nel 1750 dovette cedere un quarto della sua collezione, 126 dipinti, per una cifra pari a 16.000 scudi.
Una grande finezza di gusto e di intelligenza presiedette alla scelta. Infatti, quasi tutte le opere più significative della raccolta, quali ad esempio Il Battesimo di Cristo di Tiziano e La buona ventura e il San Giovannino del Caravaggio, fecero parte della selezione operata.
La raccolta della Pinacoteca Capitolina rispecchia, dunque, nella sua peculiarità le ragioni che presiedettero alla sua prima formazione e alla specificità dei due nuclei originari Pio e Sacchetti; nella loro attività di collezionisti, e per i Sacchetti anche di committenti, trovano spiegazione la forte presenza di opere ferraresi e veneziane del XVI secolo, fra le quali il superbo Battesimo di Cristo di Tiziano, la significativa rappresentanza degli artisti bolognesi della scuola dei Carracci, i due Caravaggio, il consistente nucleo di dipinti di Pietro da Cortona che ben documenta la sua attività giovanile e i suoi rapporti con la committenza Sacchetti, la grande tela del Ritrovamento di Romolo e Remo del Rubens, l'Allegoria di Simon Vouet e infine le raffinate e suggestive vedute di Roma e dei dintorni di Gaspard van Wittel.
Per accogliere le due collezioni vennero appositamente costruite le sale ora denominate di Santa Petronilla e di
Pietro da Cortona. Rispetto al nucleo originario della metà del XVIII secolo, alcune variazioni furono provocate nel 1818 dalla decisione di destinare alle collezioni capitoline la grande pala della Santa Petronilla del Guercino che, dopo due anni dal suo rientro dal Louvre dove l'avevano condotta le requisizioni napoleoniche seguite al trattato di Tolentino (1797), non aveva trovato una collocazione definitiva in Vaticano. Le sue dimensioni, tuttavia, imposero uno spostamento di opere nella Pinacoteca Vaticana e nell'Accademia di San Luca. Queste perdite furono compensate da alcune importanti acquisizioni nella prima metà del XIX secolo, fra le quali forse le più significative sono da reputare i due doppi ritratti dei fratelli De Wael e dei De Jode di Van Dyck eseguiti l'uno alla fine del soggiorno genovese (1627) e l'altro al rientro ad Anversa (1629) e la grande pala della Morte e assunzione della Vergine di Cola dell'Amatrice databile al 1515.
In questo secolo si sono avuti alcuni importanti incrementi, il primo dei quali databile agli anni trenta ha portato alla Pinacoteca un piccolo ma prezioso gruppo di opere su tavola del XIV e XV secolo proveniente dalla collezione Sterbini, formatasi alla fine del XIX secolo e andata dispersa subito dopo la prima guerra mondiale, il cui catalogo, scritto da Adolf
o Venturi, dimostra un precoce e all'epoca inusitato "gusto per i primitivi".
Ad arricchire ulteriormente le già prestigiose collezioni della Pinacoteca Capitolina sono intervenute anche alcune importanti donazioni: il lascito Cini di mobili romani del XVII secolo e di porcellane di varie manifatture del XVIII e del XIX secolo, quello Primoli di dipinti e mobili del XVIII secolo e infine, il dono Mereghi di porcellane dell'Estremo Oriente. Dopo l'ultimo conflitto ancora alcuni importanti doni hanno contribuito a impreziosire la collezione testimoniando anche il costante interesse e amore per questa civica raccolta da parte di privati cittadini: la Sacra famiglia di Pompeo Batoni, di classica e serena misura; la Natura morta firmata e datata 1703 di Giovanni Paolo Spadino, opera esemplare di un genere che godette di larga diffusione nel XVII secolo, Il ritrovamento di Romolo e Remo di Andrea Locatelli, La morte di Adone del Savonanzi; la Scena pastorale del "Maestro dell'annuncio ai pastori"; quattro arazzi con Storie di Semiramide, mitica regina di Babilonia, tessuti nella prima metà del XVII secolo nella celebre manifattura di Anversa da Michel Wauters su cartoni di Abrahm Van Diepenbek; la serie è stata completata con l'acquisto negli anni novanta degli ultimi due episodi. Ultima e, per così dire, obbligatoria acquisizione il nobile ritratto, opera di Pierre Subleyras, di Silvio Valenti Gonzaga, alla cui lungimiranza il Campidoglio deve la sua Pinacoteca.»

Maria Elisa Tittoni, La Pinacoteca Capitolina, in Il Seicento a Roma, da Caravaggio a Salvator Rosa, a cura di S. Guarino, Milano, Electa, 1999.


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Campidoglio

Veduta del Campidoglio

 

 

 



Anonimo, Veduta della Piazza del Campidoglio, metà del XVI sec. Musée du Louvre, Parigi.

 

 

 



Filippo Juvarra, (Messina 1678 - Madrid 1736), Veduta del Campidoglio, 1709, penna, inchiostro marrone, acquerellato in grigio, mm 280x775.
Gabinetto Comunale delle Stampe, Roma

 

 

 

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Giovan Battista Piranesi (1720 - 1778), Veduta del Campidoglio e della chiesa d'Aracoeli, 1770 ca., acquaforte. Gabinetto Comunale delle Stampe, Roma.

 

 

 


Giovanni Paolo Panini, La galleria di dipinti del Cardinal Silvio Valenti Gonzaga, 1749, olio su tela. Wadsworth Atheneum, Hartford, Connecticut

Il Cardinal Silvio Valenti Gonzaga (1690-1756) fu nominato da Benedetto XIV Segretario di Stato. Il Cardinale era un appassionato collezionista e mecenate e a lui si deve la costituzione della Pinacoteca Capitolina. La sua raccolta privata compendeva circa 800 dipinti, come si può vedere nella tela dipinta dal Panini in cui il Cardinale è ritratto in mezzo alla sua collezione.

 

 

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Pierre Subleyras (Saint-Gilles 1699-Roma 1749), Ritratto del cardinale Silvio Valenti Gonzaga, 1745 ca.,  olio su tela, cm 128 x 98

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© Pinacoteca Capitolina, 1999 

 

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