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BIBLIOCOM 2002

 Che cos’è il CRIC

 Appello del mondo della cultura

 Conferenza inaugurale: “La cultura passa di qui”
Programma

 Comunicato stampa

 Riviste culturali che hanno aderito alla Conferenza

Le riviste culturali oggi

Politiche e strumenti per la diffusione di contenuti interdisciplinari

Tavola rotonda con Federico Coen (“Lettera internazionale”), Andrea Angiolini (Il Mulino), Vincenzo Fannini (Carocci), Maria Angela Nocenzi (Consorzio del Sistema Bibliotecario dei Castelli Romani), Massimo Radiciotti (IRRE, ex IRRSAE Lazio), Alessandro Occhipinti (Sindacato Nazionale Scrittori CGIL), Umberto Brancia (“Confronti”)

Introduce e coordina Mariuccia Salvati (“Parolechiave”)

Conclude Madel Crasta (BAICR SistemaCultura)

BIBLIOCOM 2002
Roma, Palazzo dei Congressi, Sala Aventino
Piazzale J. F. Kennedy, 1

Giovedì 17 ottobre ore 16.30 – 19.30

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ABSTRACT
a cura di Barbara Scipioni

Mariuccia SALVATI (“Parolechiave”)
La rivista culturale oggi si sente libera nella misura in cui è indipendente non solo da movimenti politici ed ideologici, ma anche da corpi disciplinari rigidamente ed accademicamente costituiti; nel porci la domanda del pubblico, non a caso troviamo ancora risposta in un pubblico che si pone domande trasversali, un pubblico che chiede di riflettere sulla società di oggi, essendo tuttavia consapevole dei cambiamenti e del peso del passato sugli indirizzi del futuro. Siamo molto vicini a quel “ceto medio riflessivo”, di cui parla il mio collega storico contemporaneo Paul Ginsborg, che comprende insegnanti, professionisti, persone che fanno il loro lavoro ma che pensano, con il loro lavoro, di poter offrire una riflessione che noi produttori di queste riviste dovremmo favorire; e lo facciamo, ripeto, al di fuori di quelli che sono i ritmi concorsuali e le logiche accademiche che stanno diventando veramente molto soffocanti. Non nego la difficoltà di fare queste riviste: è infatti un qualcosa di cui dobbiamo essere convinti, una passione civile.

Federico COEN (“Lettera internazionale”)
“Lettera internazionale” è nata diciotto anni fa con un doppio vincolo: l’interdisciplinarità e l’internazionalità; la funzione che ci siamo assegnati, quella di riprendere il dialogo tra le culture occidentali e le culture dell’Est, sin dall’inizio si è scontrata con due ostacoli: l’indifferenza o meglio la latitanza degli organi istituzionali e la miopia delle case editrici abituate a vivere sul sicuro delle riviste accademiche, generalmente autofinanziate, che per il loro carattere specialistico e chiuso hanno un bacino di lettori precostituito. Da queste difficoltà è nata l’idea che è alla base di questo convegno: seguire anche in Italia l’esempio della Spagna dove l’edizione spagnola di “Lettera internazionale” è parte integrante e promotrice della Associación de Revistas Culturales de Espaňa (ARCE) che ha lo scopo di coordinare la presenza sul mercato editoriale delle più qualificate riviste culturali di lingua spagnola. Vale quindi la pena di tentare, a condizione però che si possa contare sull’adesione a questa iniziativa di un numero sufficiente di testate, molto più ampio di quello che partecipa oggi a questo convegno.

Andrea ANGIOLINI (Il Mulino)
“Il Mulino” è una rivista di politica e cultura, trasversale ed interdisciplinare, che nasce all’inizio degli anni Cinquanta, ma che dà poi vita ad una casa editrice che si articola invece in una produzione editoriale molto più ampia, anche disciplinare: è una prima indicazione del fatto che le due cose possono non essere in contrasto tra loro e che possono dunque coesistere prospettive sanamente disciplinari e riviste di altro tipo. Tutte le riviste a mio modo di vedere vanno a cercarsi il pubblico, solo che sono pubblici diversi: è chiaro che le riviste di servizio il pubblico lo devono andare a cercare e lo devono intercettare attraverso una scelta di temi nel tentativo di cogliere gli interessi di un sottoinsieme di lettori. Effettivamente esiste un problema informativo ed i canali distributivi tradizionali probabilmente non bastano più. Inaugureremo il prossimo anno un sistema di disponibilità on-line dei singoli articoli dei numeri arretrati; anche questo, dal nostro punto di vista, più che andare nella direzione di un dato economico, va nella direzione di valorizzare quello che le nostre riviste sono state e sono.

Vincenzo FANNINI (Carocci)
Siamo gli editori di “Parolechiave”, una rivista anomala ed in qualche modo paradossale: pubblica dei numeri stupendi che probabilmente, se uscissero in maniera autonoma, venderebbero molto più di quanto non vendano come rivista; gli spazi della distribuzione in libreria sono sicuramente limitati ed il canale di diffusione commerciale principale è e resta quello dell’abbonamento. Credo che il progetto spagnolo ed il progetto di cui si inizia a parlare oggi in questa sede, siano iniziative interessanti: creare delle sinergie tra noi come editori, i proprietari delle testate, le riviste, le redazioni, le biblioteche e le associazioni culturali, è sicuramente importante ma non è sufficiente; bisogna trovare il modo per entrare in contatto con nuove realtà. Il pubblico che oggi legge questo tipo di riviste è cambiato: bisogna individuarlo, intercettarlo, contattarlo e proporgli delle promozioni commerciali. Sicuramente quanto si fa in Spagna, ossia creare uno strumento di diffusione commerciale comune che superi in qualche modo le rivalità esistenti tra editori e testate e che sia uno strumento di comunicazione comune, è un modo per ottimizzare i costi ma anche per raggiungere un pubblico più ampio.

Maria Angela NOCENZI (Consorzio del Sistema Bibliotecario dei Castelli Romani)
Il target indifferenziato di utenza ed il carattere interdisciplinare sono elementi comuni tanto alle biblioteche pubbliche, quanto alle riviste culturali e di conseguenza accompagnano sia il lavoro del bibliotecario nella ricerca delle strategie da perseguire, sia il lavoro dei responsabili delle riviste, alle prese con un mercato sempre più esigente e selettivo. Entrambe, le biblioteche pubbliche e le riviste culturali, sono alla ricerca di una quantità e qualità di pensiero umano con il quale entrare in contatto, ma del quale in generale non conoscono preventivamente gusti ed interessi. Diverse sono le strategie che le biblioteche possono perseguire per facilitare all’utente della biblioteca l’avvicinamento amichevole alle riviste culturali. Ultima ma non meno importante strategia è quella di inserire le riviste in un discorso di cooperazione; il nostro Consorzio delle biblioteche dei Castelli Romani pubblica da oltre un anno un suo periodico, il Viv@voce: anche in questo contesto potrebbero trovare uno spazio di divulgazione e di promozione le riviste culturali fornendo anticipazioni e commenti sugli argomenti che verranno trattati. Mi auguro che da questo incontro possano scaturire collaborazioni future.

Massimo RADICIOTTI (IRRE Lazio)
La scuola è abituata ad essere monodisciplinare: non si è mai veramente interdisciplinari. Le vostre riviste sono tutte trasversali ed interdisciplinari ma non sono nella scuola, questo è il punto. Quello che servirebbe alla scuola è proprio questo che voi già avete e che sarebbe inutile inventare nuovamente attraverso riforme, ricerche, corsi di aggiornamento. A monte c’è il problema della difficoltà della lettura: laddove si pensa che la multimedialità sia la panacea di una comunicazione diversificata, si rischia di perdere il concetto che deriva invece dalla parola scritta e che ha tutto un suo linguaggio, tutta una sua diversa funzione comunicativa. Se il futuro dell’istruzione sta nell’interdisciplinarità, studiamo insieme delle iniziative; mi metto a disposizione fin d’ora per creare un progetto, un percorso educativo, che coinvolga la rivista, e l’articolo interdisciplinare contenuto nella rivista, come nucleo di un percorso didattico che, altrimenti, si svolgerebbe in maniera diversificata attraverso le tante discipline. Credo che più che andare a cercare il pubblico, il pubblico vada educato alla lettura. Il testo non dovrebbe essere un totem; il testo dovrebbe essere un pretesto, un’occasione. E questa potrebbe anche essere l’occasione buona.

Alessandro OCCHIPINTI (Sindacato Nazionale Scrittori CGIL)
Le esigenze che si hanno sono di due tipi: una, quella di dotarsi di strumenti, di creare dei servizi che possano aiutare la rivista a crescere, a diffondere i propri contenuti ed a farsi conoscere, incrementando quindi la possibilità di diffusione e di distribuzione; l’altra, più politica, di sensibilizzare le istituzioni competenti a far sì che sostengano in modo più concreto il lavoro delle riviste: un discorso di sensibilizzazione anche nei confronti della cultura che le riviste esprimono. La proposta di Federico Coen, ossia quella di creare un’associazione sull’impronta di quanto avviene in Spagna, è un impegno anche economico, di risorse umane, di persone che studino strategie e che avviino i contatti per diffondere tutto questo. Si è parlato anche di Internet: sicuramente è fondamentale creare uno spazio, un unico portale per tutta una serie di riviste che lì possano far confluire i propri indici, con una diffusione e conoscenza maggiori. Entrando nel ruolo sindacale vero e proprio, anche Internet presto dovrà conoscere una regolamentazione, una normativa ed anche su questo tema un’associazione del genere potrebbe essere l’interlocutore adatto per proposte legislative. Accontentarsi di quello che è attualmente il sistema cultura italiano lo trovo forse troppo remissivo e forse, a questo punto, come riviste letterarie potreste iniziare ad ipotizzare cosa chiedere a livello politico, avviando anche una campagna di sensibilizzazione e rivendicando il vostro ruolo, perché la cultura di domani passa attraverso le vostre riviste. Noi come sindacato scrittori e voi come singole riviste, possiamo insieme creare questa associazione; avviarla può, anzi, deve essere un primo momento per cercare di sensibilizzare l’opinione pubblica.

Umberto BRANCIA (“Confronti”)
“Confronti” nasce da un’esperienza degli anni Sessanta, il “dissenso cristiano”, che sicuramente era di passione civile in senso molto radicale. Si colloca su un’area accademica, ma ad un livello intermedio, sul livello del giornalismo saggistico e divulgativo; la rivista sceglie come target di riferimento l’ecumenismo, il dialogo interreligioso ed incorpora dentro di sé intellettuali di area ebraica e musulmana. Gli elementi che ci hanno permesso in questi anni di resistere, ed in alcuni casi di contrattaccare, sono stati fondamentalmente due: da una parte, una politica di promozione editoriale parallela, grazie ad una rete informale di collaborazioni non istituzionale; il secondo canale che ci ha permesso di sopravvivere è stata la casa editrice, autonoma, molto piccola, che utilizzava, come del resto la nostra rivista, la catena delle librerie religiose e della Feltrinelli. Ad un notevole prestigio in alcuni ambienti corrisponde dunque un’assai scarsa rispondenza in molti altri, tranne i picchi di successo, anche editoriale, lì dove c’era quell’elemento, come diceva Mariuccia Salvati, della passione civile che conferma l’analisi di Giovanni Ragone che in ”Un secolo di libri” assegna la punta più alta della diffusione editoriale e della promozione del libro e della lettura in Italia agli anni Sessanta, ribadendo come i processi di modernizzazione abbiano sempre marciato sull’onda della passione civile.

Madel CRASTA (BAICR SistemaCultura)
Il BAICR SistemaCultura e l’AICI, che sono organizzazioni più ampie e strutturate e che hanno come finalità quella di promuovere la diffusione dei contenuti e della cultura, non in senso retorico ed astratto, ma in senso concreto ed operativo, hanno pensato di organizzare questo incontro quale inizio di una riflessione, non tanto sulla produzione culturale, quanto sul problema organizzativo. Sostanzialmente la questione è di natura editoriale, commerciale, di marketing. L’editoria colta ha da sempre sofferto di una strozzatura nel sistema della distribuzione, solo che per le riviste la questione diventa ancora più grave nel momento in cui anche il sostegno pubblico sta fatalmente diminuendo; forse questo potrà spingere le riviste ad una nuova attenzione verso problemi di organizzazione, di iniziative promozionali, di comunicazione e di diffusione verso il pubblico, che prima hanno sentito meno. E’ necessario individuare dei momenti concreti su cui verificare la possibilità di incontrare questo pubblico che esiste; lasciamo ai gruppi riuniti attorno alle riviste il compito di fare queste pubblicazioni bellissime; quello che possiamo fare noi, più modestamente, è offrire dei momenti d’incontro, dei tavoli di discussione, delle strutture organizzative. 

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Data creazione: 18 giugno 2003 | Testi a cura di Rosario Garra

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